ANNO 16 n° 254
Gli angeli a quattro zampe di Ground Zero: il coraggio dei cani dell’11 settembre
Oltre 300 cani impegnati nelle operazioni di soccorso dopo la tragedia delle Torri Gemelle. Una storia di dedizione e coraggio raccontata da Massimiliano Fumoso dell’ENPA di Viterbo
11/09/2026 - 12:06

VITERBO – Ci sono immagini dell’11 settembre 2001 che il tempo non è riuscito a cancellare: il fumo che avvolge New York, il crollo delle Torri Gemelle, le macerie e il coraggio disperato dei soccorritori. Ma tra quelle immagini ce ne sono alcune che raccontano una storia altrettanto potente, fatta di silenzio, fedeltà e straordinaria dedizione: quella dei cani impegnati nelle operazioni di ricerca a Ground Zero.

Furono oltre 300 gli animali coinvolti nelle attività di soccorso e ricerca tra le macerie. Golden Retriever, Labrador, Pastori Tedeschi e meticci lavorarono per giorni e settimane in condizioni estreme, muovendosi tra polvere, calore, detriti e fumi, alla ricerca di persone intrappolate.

Animali addestrati a individuare superstiti e dispersi che, senza esitazione, affrontarono un ambiente nel quale anche per gli uomini era difficile operare.

Tra le storie rimaste nella memoria c'è quella di Trakr, il Pastore Tedesco che contribuì a individuare Genelle Guzman-McMillan, l'ultima persona estratta viva dalle macerie del World Trade Center, dopo circa 27 ore.

E poi c'è Riley, il Golden Retriever diventato protagonista di una delle immagini simbolo di quei giorni, trasportato su una barella sopra un'enorme distesa di detriti. Il suo sguardo raccontava la stanchezza di un lavoro incessante, ma anche la concentrazione di chi continuava a svolgere il proprio compito.

Un posto speciale nella memoria dei soccorritori spetta anche a Bretagne, uno dei cani da ricerca più conosciuti tra quelli impegnati dopo l'attentato. La sua lunga carriera nel soccorso e la sua presenza in importanti operazioni l'hanno trasformata in un simbolo della categoria.

Ma il contributo dei cani non si limitò alla ricerca dei superstiti.

Nei giorni successivi alla tragedia, i conduttori si accorsero infatti che gli animali potevano risentire psicologicamente dell'assenza di persone vive da trovare. I cani erano addestrati a individuare esseri umani e, non trovando quasi mai superstiti, rischiavano di perdere motivazione.

Per questo, secondo le testimonianze raccolte negli anni, alcuni soccorritori si nascondevano tra le macerie per permettere agli animali di trovarli e ricevere così la ricompensa e l'incoraggiamento che accompagnavano il loro addestramento.

Quegli stessi cani diventarono inoltre un prezioso sostegno emotivo per i vigili del fuoco, i volontari e tutti coloro che lavoravano incessantemente tra le macerie.

Una carezza, un momento di pausa, la presenza silenziosa di un animale potevano offrire conforto in mezzo a una tragedia difficile persino da raccontare.

A distanza di 25 anni da quel giorno, il ricordo dei cani dell'11 settembre continua quindi a rappresentare una delle pagine più toccanti della storia dei soccorsi.

«Hanno offerto tutto il loro essere senza chiedere nulla in cambio», scrive Massimiliano Fumoso, ENPA Sezione di Viterbo e provincia, nel ricordare quegli animali diventati simbolo di una dedizione assoluta.

Una storia che va oltre il semplice ricordo dell'11 settembre e che racconta il rapporto speciale tra uomo e animale: una relazione fatta di fiducia, collaborazione e affetto.

Angeli senza ali, ma con quattro zampe, capaci di entrare nell'inferno delle macerie e, con la loro presenza, portare un po' di luce a chi aveva perso tutto.






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